Il testo che segue è un estratto dell’articolo che Claudio Cippitelli ha scritto per il n. 324 del 2019 della rivista Animazione Sociale (edita dal Gruppo Abele)

Gli anni d’esordio delle Uds sono stati anni di incredibile innovazione: abbiamo partecipato a un atto creativo collettivo, su base nazionale, che:

● ha demolito vecchi approcci e vecchie semantiche (toccare il fondo, tunnel…) e prodotto un nuovo modo di pensare il rapporto con gli stupefacenti (a partire dalla definizione: uso, consumo problematico e dipendenze);
● ha avviato una nuova comunicazione pubblica, attraverso supporti inediti e contemporanei, veicolati non per il tramite dei servizi indoor ma portati e tematizzati laddove era utile che fossero (flyer informativi, clip, ecc., sempre offerti all’interno di una relazione);
● ha diffuso una vasta gamma di strumenti per ridurre i rischi (dalle siringhe al naloxone);
● ha stabilito rapporti a legame debole con i consumatori, con gli organizzatori del mondo della notte, con tutti quegli attori irraggiungibili dai servizi intramurali ma decisivi per ridefinire una nuova cultura del rischio legato al consumo di droghe;
● ha avviato una stagione di monitoraggio e ricerca direttamente nei luoghi di consumo, contribuendo alla conoscenza del fenomeno e delle sue traiettorie, rintracciando quei segnali deboli predittivi di nuovi possibili rischi;
● ha rivendicato la possibilità di impiegare nuove forme d’intervento, adottate in altri paesi europei e da noi ostacolati dal dettato legislativo, prima di tutto la possibilità di fare l’analisi sul campo delle sostanze psicotrope illegali.

In quel periodo, progettare era ancora un atto creativo e inevitabilmente conflittuale, come sono tutte le innovazioni sociali: oggi, siamo soddisfatti di compilare i campi di un formulario recante la dicitura «massimo dieci righe»?

Siamo soddisfatti che un atto squisitamente inventivo e originale sia ridotto a una tecnicalità? Abbiamo visioni, conoscenze, facciamo ricerca, ci siamo imbattuti in scoperte e serendipity, abbiamo maturato esperienza e affinato metodologie: rivendichiamo il diritto di tradurre tutto ciò in progetti o abbiamo accettato di essere semplicemente dei riempitori di campi?

 

Da dieci anni
non si fa più il punto
E ancora: abitando una realtà nella quale siamo tutti immersi, fatta contemporaneamente da quelli che Baricco nel suo ultimo libro The Game (Einaudi, 2018) chiama il mondo e l’oltremondo (la strada, per esempio, e il web), come la mettiamo con i termini indoor e outdoor?

Oggi, essere «fuori dalle mura» può essere «stare nella rete»? Con quali strumenti, quali obiettivi, quale expertise, quale senso? Possiamo comprendere come muta il set dei bisogni e dei desideri delle persone che incontriamo prescindendo da una presenza e un lavoro nella rete?

Celebrare insieme i 25 anni della Carta di Certaldo sarà l’occasione per affrontare questi e altri temi. La decennale mancanza di una Conferenza nazionale, prevista per legge ma sequestrata da 10 anni, ha lasciato tutti noi privi di una sede dove fare il punto su un fenomeno – il consumo di sostanze psicotrope – che presenta caratteristiche inedite e richiede, quindi, inedite risposte. Magari non dettate dall’ennesima, inesistente emergenza.

Per chi volesse accedere al testo completo e agli articoli del numero in cui è inserito:

http://www.animazionesociale.it/portfolio_item/324/

Per informazioni: http://www.animazionesociale.it